Una mappatura tridimensionale che farà «emergere» l’Aposa

Mappatura torrente AposaDa il Corriere di Bologna.

Articolo di Cecilia Lazzareschi.

“Quando la città collabora: una mappatura tridimensionale che farà «emergere» l’Aposa”.

«Divulgare il patrimonio storico di tutto quanto ha legato e lega tutt’ora Bologna all’acqua, che per secoli ne ha fatto la fortuna e la ricchezza». È questo il fine che, da diciotto anni, perseguono i membri dell’Associazione amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna, i primi in città a mettere a disposizione percorsi sotterranei visitabili da tutti. E questo mese partirà ancora un progetto volto a riportare idealmente in superficie ciò che sta sotto la città. «Faremo una mappatura in 3D dell’intero percorso del torrente Aposa — racconta il vicepresidente Massimo Brunelli — a partire dal tratto che va da piazza Minghetti a piazza San Martino. Sono state fatte altre mappe in passato, ma non erano molto precise. Il nostro intento è di farne una migliore. Una volta rilevati i dati — continua — questi possono essere utilizzati su più livelli: a un livello base come semplice visione del percorso, sia fotografico che come nuvola di punti; possono servire per individuare un’eventuale area da bonificare, grazie alla rilevazione precisa dei dati fisici della galleria oppure, non da ultimo, per un potenziale percorso turistico». Per l’operazione, «estendibile in futuro anche ad alti siti del territorio», c’è bisogno di software molto sofisticati e di veri esperti del settore, ottenuti grazie alla collaborazione con il Collegio dei geometri della provincia di Bologna e il settore Marketing Urbano e Turismo del Comune di Bologna. A Palazzo d’Accursio non è stato chiesto nessun contributo, solo un’autorizzazione: «Le spese sono tutte coperte, anche le attrezzature sono fornite da aziende a titolo gratuito. Ciò che ci motiva — conclude Brunelli — è la nostra grande passione».

“Sono 245 i patti sottoscritti in due anni dal Comune con le realtà del territorio Associazioni e fondazioni, ma anche semplici cittadini. Condividere idee, sfruttare competenze e organizzarsi per rivitalizzare la città, intervenendo dove appare più trascurata senza aspettare azioni «dall’alto». È questo il senso e lo spirito che anima i patti di collaborazione tra il Comune e i bolognesi, che siano associazioni, enti, fondazioni, scuole o semplici cittadini. E a Bologna questa strada ha già dato i suoi frutti. Da metà 2014 a metà 2016 sono stati 245 i patti di collaborazione sottoscritti con Palazzo d’Accursio, a fronte di 261 proposte. La maggior parte dei progetti realizzati nel biennio (il 19%) ha riguardato interventi di cura dei beni comuni, il 17% la rivitalizzazione di spazi e aree, mentre il 12% è legato alla rimozione del vandalismo grafico. Per lo più, quindi, l’interesse dei cittadini si è concentrato sull’ambiente e sugli spazi pubblici, ma non sono mancate iniziative a favore dell’inclusione sociale (che rappresentano l’11% dei patti sottoscritti), mentre il 10% ha riguardato attività per bambini e ragazzi e il 9% attività di socializzazione. Solo il 4% delle iniziative, invece, ha interessato eventi culturali. I proponenti più attivi sono stati i membri delle associazioni legalmente riconosciute, che hanno siglato il 52% dei patti. Il 24% delle collaborazioni è stato avviato con fondazioni e soggetti economici, il 12% con cittadini singoli e gruppi non organizzati, mentre il 7% con istituti scolastici e comitati dei genitori. I meno propositivi, per ora, sono stati invece i comitati e le social street, con il 5% dei patti firmati”.

Nella galleria fotografica: 25 novembre 2015, anteprima del progetto mappatura in 3D del torrente Aposa.
A scuola con i tecnici LEICA presso le gallerie del rifugio antiaereo del Seminario Arcivescovile per testare alcuni strumenti di georeferenziazione.