Articolo di Marco Tavasani.
Grande successo per le visite ai vecchi rifugi della guerra, in città ne furono allestiti una cinquantina. Lunedi il prossimo appuntamento.
SEI SUONI di sirena di 15 secondi intervallati da pause di uguale durata. Per i bolognesi, dal 1943 al ‘45, era il segnale che entro pochi minuti i bombardieri alleati avrebbero iniziato a scaricare centinaia di tonnellate di bombe sulla città.
Per salvarsi iniziava una frenetica corsa verso i rifugi indicati dall’Unpa, Unione nazionale protezione antiaerea, con la lettera R (rifugio). Alcune indicazioni sono ancora visibili in città, come in via Santo Stefano. I circa 50 rifugi allestiti a Bologna, tra pubblici e privati, ricavati nelle cantine, sotto il monumento a Carducci, sotto la Montagnola, a villa Benni o sotto la prima collina hanno salvato molta gente dalle 14 incursioni più pesanti tra il 16 luglio ‘43 e il novembre ‘44. Ma com’erano fatti questi rifugi?
Grazie a un accordo tra Ascom Bologna e l’associazione degli ‘Amici delle vie d’acqua e dei sotteranei di Bologna’, presieduta da Antonio de Capoa, dalla scorsa settimana è possibile visitare questi luoghi dove migliaia di bolognesi hanno trovato scampo mentre la città veniva messa a ferro e fuoco con enormi danni al patrimonio culturale, senza dimenticare la distruzione di obiettivi strategici come la stazione ferroviaria, ospedali, aeroporto e le fabbriche come la Ducati nel ‘44.
«ABBIAMO iniziato il 14 luglio visitando i sotterranei di palazzo Maccaferri, in via Indipendenza, a 7/10 metri di profondità, e l’interno del garage del Pincio sotto la Montagnola — racconta il presidente Ascom, Enrico Postacchini —, e avevamo programmato solo una seconda visita il 28 luglio. La prima prevedeva una trentina di persone: se ne sono presentate 96 costringendoci a fare tre turni. Mi ha colpito vedere intere famiglie con il nonno che raccontava ai nipoti ‘vedi, durante i bombardamenti mi mettevo in quell’angolo’.
E’ stato come riportare indietro le lancette dell’orologio di 67 anni». Il rifugio del Pincio era sicuramente quello più sicuro. «Il successo di queste visite — dice il direttore dell’Ascom, Giancarlo Tonelli — accompagnate da guide dell’associazione Gaia, sarà ripetuto lunedì, martedì, mercoledì e giovedì prossimi e i posti sono quasi esauriti. Riprenderemo il 15 e il 29 settembre e abbiamo in programma visite di altri rifugi. Come quello sotto Ingegneria in via Risorgimento, e in via Saragozza». Prenotazioni al numero verde 800856065.
Per saperne di più: Resto del Carlino


