Quando Bologna era un porto

finestra_via_piella_sDa Postfiera.org.

Articolo di Editor.

Visitando Bologna oggi, sicuramente è molto difficile immaginare che fino a 300 anni fa fosse una città portuale che possedeva un fitto reticolo di circa 2.500 canali, sui quali ogni giorno scivolavano imbarcazioni cariche di merci e passeggeri. Ma come abbiamo già scritto in altre occasioni, dalla fine del XII secolo Bologna si dotò di un sistema artificiale di 67 chilometri di vie d’acqua, che le permise di diventare una città dall’economia fiorente: risale infatti all’anno 1208 l’accordo fra i ‘ramisani’ e il Comune di Bologna, che fa nascere il sistema idraulico. Le vie d’acqua che facevano da motore dell’economia cittadina si facevano largo tra i palazzi e azionavano i meccanismi di molini, cartiere, seterie, tintorie. Poi c’era il Canale Navile, l’unico navigabile, che collegava Bologna a Ferrara, da dove si raggiungevano in breve Venezia e i porti dell’Adriatico. Negli anni i canali sono stati chiusi o coperti per costruire la città attuale: della loro storia e dei ben quattro porti (Corticella, Maccagnano oggi chiamato sostegno della Bova, Malalbergo e Bologna) era rimasta solo la memoria. Fino a quando, grazie ai volontari dell’associazione «Amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna», alcuni settori di quella straordinaria città segreta sono tornati ad essere visitabili.

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