Nei rifugi per salvarsi la vita

Fotografo Associazione Amici delle Vie d'Acqua e dei Sotterranei di Bologna Documento1Articolo di Enrico Bandini.

In via Zamboni ce ne sono tre, in S. Vitale cinque, due in Strada Maggiore e due in via Castiglione. Ecco i numeri dei rifugi nelle vie che partono a raggiera dalle Due Torri. Nella sola via S. Stefano sono addirittura sei. Vito Paticchia, ricercatore dell’IBACN Emilia-Romagna e membro dell’Associazione Amici delle Vie d’Acqua e dei Sotterranei di Bologna, ha censito ben ottantaquattro ricoveri privati e pubblici nell’area del centro cittàBologna è ricchissima di rifugi costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale per difendere la popolazione dal fuoco delle forze alleate, soprattutto americane. Restano sui muri di alcune strade le scritte che servivano a segnalarne la vicinanza agli abitanti. Molti sono nascosti ai più, perché si trovano in edifici di proprietà privata. Erano e sono tornati ad essere, dopo la guerra, scantinati. Questi rifugi detti anticrollo, furono i primi a collassare sotto il peso delle bombe. Fu per ovviare alla loro precarietà che ne vennero costruiti altri in galleriaSe ne contano venticinque e si trovano perlopiù in zone periferiche. Garantivano una sicurezza elevata, perché erano stati scavati sotto metri di terra o sassi. Il rifugio nel Parco della Chiusa a Casalecchio, quelli di Villa Spada, via del Guasto e un altro vicino alla facoltà d’Ingegneria sono solo alcuni dei rifugi in galleria, nei quali trovarono riparo molti bolognesi. A Villa Benni, in via Saragozza, c’era la sede dell’alto comando tedesco. Il rifugio che vi si trova sotto è in condizioni perfette. In via Indipendenza vi sono due rifugi a breve distanza l’uno dall’altro. Si tratta del rifugio “Ettore Muti”, meglio conosciuto come rifugio “del Pincio”, che oggi ospita l’omonimo garage per auto e della ghiacciaia di Palazzo Maccaferri, attuale sede dell’Hotel dei Portici. Il primo appartiene alla tipologia dei rifugi in galleria, il secondo è un ricovero privato.

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