Nel 2008 , in occasione della prima visita a Bologna dell’artista internazionale James Casebere, la nostra Associazione dedicò due giornate intere nel supportare, accompagnare e mostrare a questo poliedrico maestro le bellezze ipogee cittadine (e non solo); il Torrente Aposa, Sala Borsa, Villa Guastavillani, la centrale idroelettrica del Cavaticcio, il Consorzio della Chiusa di Casalecchio in Via della Grada sono solo alcuni dei numerosi luoghi visitati.
Lunghe camminate vennero fatte anche in giro per la città, alla scoperta degli affacci sui canali.
Nello stesso anno presso la Galleria Marabini vennero esposte le sue opere ispirate alle vie d’acqua sotterranee bolognesi.
Acqua, acqua e ancora acqua. La nuova serie di scatti di James Casebere (Lansing, 1953; vive a Fort Greene, Brooklyn) presentata da Marabini è letteralmente allagata. La fluidità dei pavimenti è decisamente il punto focale nelle grandi stampe in mostra. E questo almeno per tre ragioni.
Sicuramente perché l’utilizzo di un piano specchiante, com’è quello creato da una superficie liquida, permette riverberi luminosi e cromatici altrimenti impossibili. Le fotografie, infatti, sono ricche di riflessi, di varia forma seppur di un’unica natura, che contribuiscono a creare un impatto estetico di notevole intensità.
In seconda istanza, il moto ondoso del suolo è il pretesto per un riferimento incrociato. Da una parte si colloca l’esperienza personale dell’artista, che racconta di passeggiate nell’umido e scuro sottosuolo bolognese (che darà luogo a uno degli scatti e influenzerà tutta la serie). Dall’altra si colloca una riflessione personale sulle brutture della politica estera americana che suona come: “Non riuscivo a togliermi dalla mente il Rendition Program e così ho trasformato questa particolare stanza in una generica cella da interrogatorio, semplicemente aggiungendo una sedia e la terrificante presenza di un sottile strato di acqua nera sul pavimento”, come dichiara lo stesso Casebere nella presentazione.



