Da Tour.Bo.it
Il torrente Ravone raccontato da Massimo Brunelli.
Il torrente Ravone è oggi poco più di un rigagnolo mascherato dalla vegetazione che confluisce nel Reno dopo aver costeggiato via di Ravone.
Nel corso dell’Ottocento le acque del torrente, ora così poco invitanti, hanno però goduto di una qualche fama. Nel 1853 si trovano menzionate nel rapporto, curato da Francesco Sarti Pistocchi, della Commissione delle consultazioni sulle acque minerali: “Quest’acqua è limpida, facile da conservarsi e trasportarsi senza che si alteri in fiaschi e barili, è salata abbastanza, non è irritante, non nauseosa, non fetida appena estratta. Agisce allora come blando lassativo catartico, ma più come antiscrofoloso, e di fatto contiene quest’acqua tracce di iodio le quali nelle delicate costituzioni de’ bambini linfatici possono riuscir bastevoli al salutare intento che si ricerca”.
Fu così che verso la fine del secolo a Casaglia sorse persino uno stabilimento d’acqua salino-iodata, di proprietà della famiglia Boriani, che per qualche decennio richiamò un pubblico numeroso, soprattutto nei mesi estivi.
Torrente, torrentello, fiume, condotto, rio ed anche scolo: varie le denominazioni con cui nel passato si indicava il corso d’acqua che, raccolti i rivoli collinari lungo le pendici di monte Paderno e di Gaibola, scendeva nella stretta e verdeggiante valle di Casaglia. Un tempo scorreva a cielo aperto ed era ricco d’acqua, tanto che in antico era detta val di Ravone l’area attraversata dal torrente tra Saragozza e il canale di Reno, teatro d’astuzia idraulica quando la popolazione cacciò gli alleati di Giulio II con l’aiuto delle acque: aprì le saracinesche della Grada e allagò gli accampamenti, costringendo i francesi alla fuga. Concluso il tratto collinare, il Ravone raggiungeva via Saragozza nei pressi di villa Spada, attraversava il portico di San Luca di fronte all’attuale via Felice Battaglia e tra case coloniche e terreni coltivati s’inoltrava fino alla attuale via Andrea Costa. A pochi metri dalla chiesa di San Paolo si dirigeva verso il canale di Reno e gli passava sopra con il ponte-canale detto “ponte de’ Stecchi”, correva poi fino alla via Emilia, proseguendo infine verso il Reno a levante dei Prati di Caprara. Ancora oggi nella parte alta del suo corso il torrente scende a cielo aperto, incrociando più volte la via di Ravone lungo la quale s’interra vicino al civico n. 20. Il canale è di nuovo visibile nel giardino di via Sabotino 27, che costeggia sul lato destro prima di sbucare al termine di via Montenero. Sottopassa via Saffi e ricompare in via del Chiù, rasentando con il sapore delle cose antiche gli edifici ai numeri 2-8, un tempo noti come osteria del Chiù con annessa macelleria e rivendita di carni. Insieme alla Ghisiliera sottopassa via Malvasia e di nuovo a cielo aperto piega gradatamente a ovest per raggiungere l’alveo del Reno sotto il ponte della ferrovia, nei pressi del tiro a segno.

