Bologna, città ricca di architetture splendide e anche di vecchi passaggi di corsi d’acqua restaurati e consolidati, ora resi accessibili agli appassionati di archeologia urbana. I profili delle lunghe imbarcazioni scivolano sull’acqua scura del Canale Navile, da Bologna verso Ferrara. Si distinguono le sagome dei mercanti che caricano le merci, le panchine di legno sul ponte. No, non è l’inizio fantasioso di un libro, ma la realtà del passato, anche se, persino per i bolognesi, riesce difficile immaginare che la “dotta” Bologna sia stata una sorta di piccola Venezia ricca di canali, anzi che proprio all’acqua doveva la sua principale economia.
Difficile a credersi osservando il manto di asfalto della copertura odierna, ma ci sono documenti che attestano che, sino a tre-quattrocento anni fa, transitavano nel porto principale ben 2500 tra navi ed imbarcazioni di vario tipo. Ben quattro porti con collegamento diretto al Po e un lungo serpentone d’acqua – tra quelle del fiume Reno, dei canali Navile, Moline e Savena – che si faceva largo tra i palazzi, le vie, i ponti, i porticcioli creando un gioco di movimenti, ricco di suggestioni. Persino Stendhal ne rimase affascinato tanto che in una sua missiva del 1817 scrisse: “Vado quasi ogni mattina a Casalecchio, passeggiata pittoresca alle cascate del Reno: è il Bois de Boulogne di Bologna”. Ma anche la storia recente di Bologna si intreccia con quella delle acque.
Fino al 1948 erano in attività sul Canale Navile 24 barconi che potevano trasportare fino a 100 quintali di merce ciascuno. L’acqua, tuttavia, non significava solo navigazione. I bolognesi la usavano per lavarsi, per bere, per abbeverare gli animali, per far funzionare i mulini a ruota e le centinaia di opifici che producevano magnifiche sete e per le terme, costruite dagli antichi romani. Di tutto ciò rimane traccia nei nomi di alcune strade (via del Porto, Riva di Reno, Val D’Aposa, Savenella) e in alcuni passaggi sotto la pavimentazione.
Si ha così una città “sopra”, ricca di architetture splendide, con i suoi palazzi e le sue piazze, e una città “sotto” altrettanto preziosa e tutta da scoprire: un dedalo di cunicoli, di gallerie, di sotteranei che, come un’immensa ragnatela, avvolgono Bologna, senza incrociarsi mai.
Oggi i vecchi passaggi di corsi d’acqua, restaurati e consolidati, sono stati resi accessibili agli appassionati di archeologia urbana e ai curiosi alla ricerca di una visuale inedita. Grazie all’Associazione culturale no profit “Amici delle vie d’Acqua e dei Sotterranei di Bologna”, che organizza visite guidate, è possibile ripercorrere gran parte dei canali.
È sempre indispensabile la prenotazione, altrimenti gli ingressi rimangono chiusi. “Il mio sogno – ci dice Antonio de Capoa, Presidente dell’Associazione – condiviso da tutti i soci, è quello di far riaprire la navigazione da Bologna verso il mare. Si potrebbe partire con un’imbarcazione da via Bovi Campeggi, al centro della città, ed arrivare via acqua sino al Canal Grande nel cuore di Venezia. Certo, allo stato attuale, la navigazione è interrotta in alcuni punti, per cui bisognerebbe tirare a secco l’imbarcazione, aggirare l’ostacolo e poi rimetterla in acqua.”
Per l’articolo completo: http://viaggi.repubblica.it/articolo/bologna-sott-acqua/209095
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