Articolo di Isabella Brega.
Cibo, arte, musica. Difficile però associare Bologna all’acqua. Eppure la città Felsinea nasconde sotto portici, piazze e strade decine di chilometri di cunicoli, gallerie e sotterranei nei quali gorgoglia e canta l’acqua che anticamente alimentava con i canali del Reno e del Savena lavatoi, mulini, cartiere, seterie, tintorie. E persino tre porti, fra cui quello che, grazie al canale Navile, collegava Bologna a Ferrara, Venezia e all’Adriatico. Un mondo d’acqua che si intuisce affacciandosi dalla celebre finestrella di via Piella, con le sue case color ocra spartite dal solitario canale delle Moline. Ma basta una torcia, una giacca impermeabile e un paio di scarpe comode per esplorarlo con gli appassionati membri dell’associazione no profit Amici delle vie d’Acqua e dei Sotterranei di Bologna, nata nel 1998 e tra i fondatori del Nibra per il censimento, il recupero e la divulgazione turistica di bunker e rifugi antiaerei del territorio nazionale. Il condotto dell’Aposa, unico corso d’acqua naturale di Bologna, lungo più di sette chilometri, il canale di Reno ma anche la suggestiva ghiacciaia della Rocca di Galilea, con i cunicoli riconvertiti a rifugio durante l’ultima guerra e ora parte del ristorante dell’hotel I portici.
Per saperne di più: Memorie dal sottosuolo






