Alla scoperta della Bologna sotterranea seguendo i corsi d’acqua

Bologna delle acque-Bologna sotterraneaDa Il Resto del Carlino.it

Pubblicazione del 27/07/2016.

Esattamente come nel caso di Parigi, anche Bologna nel sottosuolo è attraversata da tutta una serie di cunicoli che vanno a costituire un mondo da scoprire. Questi luoghi conservano la storia di quella parte di città sconosciuta ai più. Qui si sono avvicendati gli abitanti sin dal Medioevo; qui hanno trovato rifugio nei giorni bui del Secondo Conflitto Mondiale, quando le bombe deflagravano in superficie.

L’origine dei sotterranei di Bologna è legata all’approvvigionamento di acqua. Un complesso quanto ingegnoso reticolo di condotti, chiuse e chiaviche convoglia i fiumi e i torrenti del circondario verso la città per l’attivazione delle attività produttive: opifici, mulini, fornaci, cantieri, concerie, tintorie e simili. Una prima testimonianza scritta del sistema è datata 905 e fa riferimento alla navigazione resa possibile dall’affluenza delle acque entro le mura cittadine. Oggi restano i nomi delle vie in prossimità dei vari canali. In superficie, infatti, troviamo: via del Porto, Riva di Reno, Val D’Aposa, via delle Moline, Via Savenella. Ma la vera attrazione legata ai canali sotterranei resta la finestrella di via Piella, una piccola finestra che affaccia sul canale delle Moline incorniciando uno scorcio di città simile in tutto e per tutto a quelli tipici di Venezia.

I canali Bolognesi, a seguito di un attento restauro comprendente un’opera di consolidamento, sono accessibili ai visitatori. L’Associazione “Amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna” impegnata nella loro conservazione e si occupa di organizzare visite guidate per ripercorrere gran parte dei canali sotterranei in tutta sicurezza.

Per maggiori informazioni e per consultare il calendario delle visite in programma è possibile navigare il sito web www.amicidelleacque.org.

N.d.A: vero che ancora oggi Bologna ha circa 68 Km di canali e canalette ma definirla similare a Venezia ce ne passa, considerando soprattutto che le acque in città (a parte tratti dei canali di Reno e Savena e tratti del torrente Aposa) non sono mai state visibili ne navigabili. Il grande reticolo protoindustriale che alimentava orti e dava forza motrice a ruote, macine, molini, segherie, pellacanerie, lavorazioni della seta, dell’oro e dell’argento, scorreva per lo più in sotterranea attraverso mirati sistemi per l’epoca molto avanzati. Inoltre si deve specificare che al momento (agosto 2016) il già citato Aposa, la Conserva di Valverde e il condotto del Nettuno sono dei grandi cantieri operativi, pertanto non visitabili dal pubblico.