Palazzo Scarselli

Il viandante o il passeggero che si trova a percorrere la via Porrettana, nell’ubertoso territorio dislocato tra la frazione Pegola e il Comune di Malalbergo, in direzione Ferrara, non può davvero fare a meno di voltare il proprio sguardo e prestare attenzione alla sontuosa facciata dell’abbandonato palazzo Scarselli (conosciuto anche come palazzo Venturi). Situato a pochi metri dalla riva destra del canale Navile e voluto nel 1874 dal conte Cesare Scarselli come residenza di campagna ma anche e soprattutto come centro delle attività amministrative dei suoi possedimenti terrieri, riporta ben poche tracce dei fasti passati. E’ ancora salda al suo posto l’arma di famiglia posta sulla facciata, in alto, al centro, quasi a ridosso del cornicione, composta da una testa di leone che sovrasta un elmo coronato piazzato a sua volta sopra ad una serie di tre gigli stilizzati e tre spade sovrapposte su tre file, alternate da una sequenza di piccoli rilievi per un totale di 12, si ammirano chiaramente i soffitti  a cassettoni affrescati semplicemente, i pavimenti mosaicati, alcuni con inserti che ricalcano la “Rosa dei Venti”, la grande loggia passante con archi a crociera, un lungo e stretto corridoio dipinto da inquietanti strisce verticali. Per il resto il guano di piccione regna sovrano praticamente ovunque, raggiungendo in molti punti un notevole spessore e creando una quantità enorme di pulviscolo maleodorante. D’altronde la mancanza di finestre ai piani alti del manufatto incoraggia assai la nidificazione di questi volatili. Poco o nulla è rimasto degli arredi. Sopravvivono in una stanza ammassi di cassette da frutta ricoperte da un compatto strato di ragnatele sintomo di un uso agricolo ormai lasciato da tempo, pochi pezzi di una stufa in cotto, ma vi è ancora e quasi completo, un montacarichi con gabbia metallica che si eleva a tutta altezza, da terra sino al gigantesco sottotetto. Le asolature per il passaggio dei cavi d’acciaio e dei contrappesi situate a ogni piano fanno pensare a un progetto ben definito già in fase costruttiva dell’edificio. Da segnalare l’enorme scala di servizio che collega tutti i piani del palazzo, ben separata da quella signorile, stretta e alta. Una citazione per la razionalità va allo spazio destinato a lavanderia, con bocca per il fuoco per riscaldare l’acqua che era prelevata a sua volta da un’attigua botola, sopraelevata da terra, attraverso un profondo pozzo dallo sviluppo curioso e interessante. Negli spazi antistanti la villa, quelli che  formavano il giardino, oggi ridotti a masse informi di ortiche e rovi, quasi sepolti dalla vegetazione, persistono un pozzo con arco in ferro che sorreggeva il secchio e la bella fontana formata da una vasca circolare sormontata da una sfera di pietra e decorata da sei teste di leone stilizzate, che richiamano quello più grande citato poco sopra. L’alimentazione idrica proveniva anch’essa dal vicino canale e fatta zampillare da una serie di tubazioni e cannule. Nei primi anni del Novecento, Palazzo Scarselli e l’omonima azienda agricola furono acquistati dal signor Brenno Venturi che utilizzò una piccola parte dell’edificio per uso abitativo, mentre la maggior parte dei vani furono adibiti a magazzino per lo stivaggio del riso e come ricovero di attrezzi agricoli (questa breve integrazione è tratta dal sito del Comune di Malalbergo). Nei pressi vi è il borgo di Bastìa ormai fatiscente in ogni parte, ma con stanze e oggetti disseminati ovunque ancora osservabili e l’Oratorio settecentesco (purtroppo chiuso al culto da molti anni e anch’esso bisognoso urgentemente di restauri) di Santa Maria della Valle ora Madonna del Rosario. Scomparsi invece il palazzo e il molino Lambertini che nelle vicinanze si trovavano.

Molto il materiale fotografico acquisito così come quello iconografico proveniente da numerosi archivi storici.

Queste e altre notizie saranno inserite nel libro “Il canale Navile da Bologna a Malalbergo”.