Meraviglie idrauliche sotto casa.
La Peschiera (o Fontanazzo) di Sassuolo.
Lunga ben 75 metri e larga 15, la peschiera sassolese è una straordinaria e fantasiosa opera in stile rustico racchiusa all’interno di uno spazio a più livelli chiuso da alte mura, un tempo coronate da filari di alberi e pergolati.
L’intero complesso è rivestito con tufo locale trattenuto da ganci e perni in ferro.
Il severo ma elegante impaginato architettonico, sistemato su due diversi ordini di piani, richiama l’impostazione del teatro all’italiana: il bacino d’acqua ne è la cavea, il fondale evoca un palcoscenico su cui si celebra il fasto della famiglia d’Este, rappresentata dall’aquila centrale.
Infine i percorsi, disposti a quote diverse come ordini di palchi, definiscono questa sorta di gran teatro idraulico.
Il fondale dal forte impatto scenografico è detto “Montagna Estense”, ed è inserito sull’antico bastione castellano. Scale ellittiche interne conducono ai vari livelli, e al piano terra della Montagna un sistema di grotte si apre verso i resti della struttura a forma di conchiglia, oggi completamente perduta, prospettante la vasca centrale un tempo provvista di un sofisticato sistema idraulico da cui scaturivano zampilli e giochi d’acqua. Ai suoi lati obelischi, scivoli e finti ruscelli accentuavano gli effetti di grande scogliera. Perimetralmente, a livello della grande vasca, varie nicchie ricavate nelle pareti permettevano, grazie ad una serie di sedili in muratura, la sosta degli ospiti di corte rinfrescati da leggeri spruzzi d’acqua.
Il piano intermedio, collegato all’ingresso principale, era arricchito da decorazioni pastorali e da maschere ottenute con mosaici di conchiglie e vetri colorati, in parte ancora visibili. L’ultimo livello era fiancheggiato da pergolati, con al centro due grandi sedute, che consentivano alla corte di godere una vista dall’alto dell’intero complesso.
L’avvio del cantiere può essere datato al 1650, con le mura di contenimento dell’invaso d’acqua e la sistemazione del varco d’accesso dall’attuale piazzale della Rosa, ottenuto con la demolizione dell’antica chiesa di San Francesco e la sua riedificazione sul lato opposto nelle forme attuali.
Nel 1653 il capomastro Girolamo Beltrami firmò il contratto per la realizzazione del progetto dall’architetto Bartolomeo Avanzini e dall’ingegnere Gaspare Vigarani. Tuttavia sia le opere idrauliche che quelle murarie e decorative risultavano ancora in corso alla morte dell’Avanzini (1658), e del duca Francesco I d’Este (1659). I lavori furono completati solo alla fine del 1696. Successivamente, il forte degrado della struttura suggerì la proposta di coprire e trasformare il Fontanazzo in un nuovo teatro pubblico, progetto poi abbandonato per i suoi alti costi. Fra il 1783 e il 1790 si svolsero importanti lavori di manutenzione.
Nel corso del Settecento la Peschiera fu più volte descritta nei reportage dei vari viaggiatori che transitavano per Modena e Sassuolo.
La fortuna di questo originalissimo sito tramontò a partire dalla fine di quel secolo e per tutto l’Ottocento, quando si succedettero vari passaggi di proprietà del complesso già ducale, fino alla sua definitiva acquisizione, nel 1941, da parte dello Stato Italiano.
Dopo il lungo abbandono, il Fontanazzo è stato oggetto di studi e restauri a partire dagli anni Ottanta del Novecento.
Attualmente sono in corso imponenti lavori di restauro e ripristino del palazzo ducale e dei giardini.
La litografia in bianco e nero fu eseguita dal Vendemmiati su disegno di Luigi Cavazza ed è datata 1853/1855.
Ai lati sono riconoscibili le due grandi nicchie sopra cui dominavano le raffigurazioni in pietra e gesso dei quattro fiumi del ducato estense.








