La centrale idrovora di Saiarino

Sabato 24 maggio si è svolta la visita guidata (organizzata dagli Amici delle acque / Bologna sotterranea) alla centrale idrovora di Saiarino, uno dei luoghi di maggior tutela idrologica tra i territori del bolognese e ferrarese. Oltre 40 persone hanno potuto ammirare la struttura sotto la guida esperta di Sergio Stignani (tecnico e fotografo della Bonifica). Il poderoso impianto ricopre un ruolo storico importantissimo, sin dal 1909.

Ringraziamo sinceramente il Consorzio e la Dott.ssa Alessandra Furlani (Responsabile per la Comunicazione Esterna) per il supporto e la disponibilità.

Notizie storiche tratte dal sito della Bonifica Renana 

  • Gli albori e l’etá romana

  • Il Fiume Po (Padus) era conosciuto nell’antichitá col nome di Eridano. In epoca romana il corso superiore del Padus non era molto diverso da quello attuale: a Bondeno si incrociava con lo Scultenna (odierno Panaro), avanzando infine fino all’altezza di Ferraria. Qui cominciava il delta vero e proprio.
  • Il greco Polibio descrive il delta del Po formato da tre rami, che si separano in una localita’ detta “Trigaboli”: il primo detto “Olana” (Po di Volano),ed il secondo a Sud, chiamato “Padoa” (Po antico).
  • Il terzo ramo, di cui Polibio non cita il nome e’probabilmente quello passante per Copparo.
  • In posizione arretrata rispetto a Trigaboli vi era un quarto ramo, che assumera’ importanza solo a partire dall’ottavo secolo, col nome di Primarius (l’attuale Po di Primaro).
  • La grande pianura solcata dal Reno era ricca di foreste e specchi d’acqua circondati da terreni fertili; i romani erano usi assegnare questi territori alle famiglie dei veterani, applicando il metodo della centuriazione. La prima operazione consisteva nel dividere l’area con due linee principali: il decumanus ed il cardo, tra loro perpendicolari. In seguito venivano tracciati i decumani e cardini secondari, paralleli ai primi. Ne risultava un reticolo ad area quadrata che veniva ancora suddiviso in 100 areole, chiamate heredium.
    A sua volta, l’heredium poteva ancora essere diviso a metá, formando due campi rettangolari, con il lato minore di 35,5 m., dimensione che ancor oggi si riscontra negli appezzamenti di pianura.L’agro centuriato si estese per tutta la fascia pianeggiante: oltre ad una fitta rete scolante, i romani realizzarono grandi opere come l’acquedotto di Bononia, costruito in galleria e che ancor oggi alimenta la cittá.
  • Molti itinerari – che si possono ricostruire leggendo la Tavola Peutingeriana – seguivano il corso di fiumi o canali, come la via “per Padum”, la via Aemilia Minor, il canale della Fossa Augusta
  • L’etá medievale

  • Le invasioni barbariche, la crisi dell’agricoltura e gli eventi climatici di carattere straordinario, provocarono notevoli variazioni del territorio: scomparirono importanti centri abitati, vennero cancellati interi tracciati delle strade consiliari romane. Nell’alto Medioevo, si verificó un ulteriore avanzamento della linea di costa, che compromise anche la funzionalitá del porto di Ravenna.
  • Intorno al VI secolo ebbe origine il secondo grande dosso fluviale del Reno, vicino all’odierna Bertalia. Nello stesso periodo, sono deducibili eventi alluvionali di notevoli proporzioni, tanto é vero che il piano viabile romano della via Emilia a Bologna é oggi interrato di quasi 2,5 m. L’attivitá del nuovo Reno, si sviluppó in direzione di Trebbo, Casadio, Malacappa e Castel d’Argile, passando immediatamente a destra di Pieve di Cento.
    Nel territorio della Bassa Padana, i primi a realizzare interventi di bonifica e di difesa idraulica furono i Benedettini, che, con modeste arginature e rudimentali opere di regolazione, iniziarono nel X secolo la bonifica dell'”Isola Pompos” (territorio fra Goro, Volano ed il mare).I lavori erano affidati alle popolazioni, con le quali i Benedettini stipulavano contratti di enfiteusi dalla durata lunghissima ed anche ereditaria, ma con l’obbligo di manutenere i canali e le opere realizzate. Altri contratti erano il “patto agrario”, con durata tra i 50 e i 70 anni, ed il “terratico”, con beni in natura o in denaro.
  • Delle opere dei Benedettini resta segno nelle pievi, che ancora sorgono sul territorio bonificato (come Argenta, Nonantola…).
  • Si puó in generale affermare che, nel periodo dopo la rotta di Ficarolo, le valli della bassa pianura, naturale recapito dei torrenti appenninici, subirono un processo di progressivo ampliamento che sarebbe durato fino alla fine del ‘700.
  • L’attivitá agricola del territorio di Pomposa é documentata negli “Statuti Pomposiani”, nei quali si trovano norme per il disboscamento, pratica che ebbe un enorme sviluppo attorno all’anno 1000 e che veniva svolta, non solo per portare a coltivazione nuove terre, ma per disporre del legname da riscaldamento e da costruzione ed anche per diradare le boscaglie allo scopo di difendersi dai lupi e dai banditi che le infestavano.
  • Anche a Nonantola i Benedettini svolsero un’intensa attivitá bonificatoria fin dal 749, anno in cui Astolfo, re dei Longobardi, donó ad Anselmo, Abate di Nonantola, il territorio compreso tra Crevalcore e Cento, esteso poi nel XII secolo fino a Bondeno.
  • Nell’Alto Medio Evo era dominante un rapporto pattizio tra l’Autoritá costituita, che aveva realizzato le opere principali, e il singolo privato. E’ probabile che anche nel territorio di Bologna fossero diffuse le stesse consuetudini di cui esiste documentazione nei territori di Nonantola e Pomposa, dove le abbazie benedettine davano i terreni bonificati in uso ai privati, con contratti di “enfiteusi” o di “livello”, nei quali era espresso l’obbligo del concessionario di mantenere i canali e i manufatti di regolazione delle acque e, quasi sempre, di migliorare i terreni con opere di sistemazione.
  • Cenni in proposito si trovano negli Statuti Bolognesi del XIII secolo e nello Statuto Ferrarese di Obizzo d’Este, dello stesso periodo. Piú avanti, col costituirsi di nuove forme di Autoritá politica, in particolare le Signorie, i rapporti pattizi furono superati e il costo delle opere di bonifica fu trasformato in un contributo fiscale o parafiscale.
  • L’equilibrio del sistema idraulico della pianura fu sconvolto dalle grandi rotte del Po a Ficarolo, nel 1152 e nel 1192. Il Po si aprí un nuovo alveo, chiamato Po Grande e Po di Venezia, con un corso piú ampio, piú breve e piú veloce (perchè con maggiore pendenza) verso il mare. Le acque confluenti nel ramo che poi si divideva in Volano e Primaro diminuirono fortemente e si ebbe, come conseguenza, un calo delle acque paludose in destra del Primaro e la riduzione della Padusa. I corsi d’acqua appenninici si avvicinarono sempre piú al Primaro.
  • L’economia fluviale di importanti centri come Argenta si trasformó in economia rurale e valliva.
  • Dopo la rotta di Ficarolo, i bolognesi costruirono uno sbarramento ed un canale di derivazione dal fiume Reno (canale di Reno) per creare forza motrice per molini ed opifici ed alimentare vie navigabili a valle. Nel 1208 venne costruita, a spese del comune di Bologna, la prima chiusa stabile in legno a Casalecchio.
    Grande portata ebbe poi l’accordo con cui il Comune acquistó dai Ramisani (proprietari di rami di fiume e mulini) il diritto di derivare una grande portata d’acqua per alimentare il reticolo cittadino. Giá nel 1221 si aveva notizia dell’inizio della costruzione del canale Naviglio (Navile); e nel 1250, gli statuti bolognesi davano notizia dell’intervento di costruzione del suo ultimo tratto, che dal “… flumine Rheni…” giunge fino “… ad caput fluminis Idicis” (S. Pietro Capofiume).
  • Nel 1224, intanto, era stata realizzata una derivazione dal Savena a S. Ruffillo. Nel 1271 era addirittura possibile la navigazione interna diretta fra Bologna e Venezia.
  • Altri eventi traumatici che coinvolgevano il corso del Reno sconvolsero la vita della pianura: la Rotta di Voltareno, attorno alla metá del 1000, l’alluvione di Argelato nel 1220, la diversione che nel 1240 condusse il Reno fino all’immissione nel Panaro. Alla fine del ‘200, una grande alluvione causó la distruzione del ponte di Casalecchio, con rotte di argini e allagamento di campagne.
  • Dopo la rotta di Ficarolo il delta si sviluppó solo a Nord, sospinto dalle torbide del Po Grande. Ció indusse la cittá di Bologna ad arginare i fiumi e ad immetterli nel Po di Primaro, liberando dalle acque vaste zone nella bassa.
  • Nel XV secolo furono inalveati Santerno, Lamone, Senio, Sillaro, Quaderna, Gaiana e Savena. Nel 1522 il Reno fu immesso a monte della cittá di Ferrara: ció portó gravi conseguenze per la cittá. Le acque del Reno provocarono l’interrimento del Po di Primaro.
  • Gli sforzi di escavazione dell’alveo, gli Estensi prima e il governo Pontificio poi (la Grande Escavazione Clementina), non ristabilirono l’equilibrio perduto. Tant’é che alla fine del secolo XVI, i fiumi e torrenti appenninici immessi nel Primaro furono disalveati, e la palude occupó di nuovo le aree che erano state messe a coltura.
  • Questa volta il danno economico colpí il territorio bolognese e comportó, fra l’altro, l’interruzione della navigazione diretta tra Bologna e Ferrara, attraverso il Canale Navile.
  • Tra il 1400 e il 1700

  • Le istituzioni avevano sempre chiesto per le bonifiche il contributo diretto degli “Interessati” che godendo dei benefici delle opere, erano tenuti a contribuire alla costruzione ed alla conservazione delle opere in proporzione al valore dei loro immobili.
  • Nel 1580 gli Este a Ferrara istituirono la “Conservatoria della Bonificazione”, un inventario delle proprietá dei terreni bonificati, ai quali era attribuito un certo estimo, ovvero un reddito in diretta connessione col valore degli stessi. Nella zona del Polesine di Ferrara, esisteva un Libro dell’Estimo, da cui si desumevano i contributi pagati dai proprietari per l’esercizio e il mantenimento della ricca rete di canali.
  • Per lo stesso motivo furono istituite dallo Stato Pontificio le Congregazioni di Scolo, che provvedevano alla manutenzione dei corsi d’acqua ed al riparto delle spese fra i possidenti.
  • Le varie Congregazioni dei diversi i corsi d’acqua del territorio bolognese – che provvedevano alla gestione delle acque, definivano le spese e le ripartivano tra i possidenti dei terreni – facevano capo all’autoritá dell’Assunteria dei Confini e delle Acque.
  • Nel 1599, i Veneziani imposero al Papa subentrato agli Este il taglio del Po Grande a Porto Viro, per impedire che le torbide del fiume provocassero l’interrimento della laguna. A causa di questo intervento, si formó il nuovo alveo con foce nella sacca di Goro.
  • Eseguiti i lavori, fu istituita la “Conservatoria della Bonificazione”, presso la quale era conservato il Catasto dei possidenti.
  • l primo grande intervento di bonifica in senso moderno, con scavo di canali e costruzione di strade, fu la bonifica del Polesine di Casaglia, voluta da Borso d’Este nel 1460; tra il 1471 ed il 1505 Ercole I d’Este terminó la bonifica della valle Sanmartina.Verso il 1500, Giovanni II Bentivoglio promosse l’escavazione del Cavamento Palata, un collettore di acque dei terreni bassi di S. Agata, Crevalcore e S. Giovanni in Persiceto.
  • Molte zone paludose, in sinistra di Reno, furono bonificate dalle Partecipanze, particolare forma di proprietá collettiva, nata nel XIV secolo, che prevedeva la suddivisione periodica degli appezzamenti di terreno fra gli aventi diritto, cioè i primogeniti maschi.
    Nel 1559, Ercole II d’Este inizió la bonifica del Polesine di Ferrara o di S. Giovanni, che, tra l’altro, prevedeva la realizzazione di 33 km di canali, 42 ponti in muratura, strade e chiaviche a porte vinciane.
  • Nel 1570 Emilio Zambeccari e i Pepoli si associarono per 30 anni, al solo scopo di bonificare e coltivare i terreni della comunitá di S. Giovanni in Persiceto.
  • La prima bonifica impostata sul moderno criterio di ripartizione delle spese fu quella voluta da Papa Gregorio XIII per il territorio fra il Lamone, il Po di Primaro, il mare e la via Faentina, nel 1578.
  • L’approvvigionamento idrico e le fonti energetiche di Bologna furono assicurate dal collegamento tra la chiusa sul Reno a Casalecchio e quella sul Savena a S.Ruffillo, attraverso una fitta rete di canali cittadini.
  • La chiusa di Casalecchio, con la sua traversa fluviale in mattoni bolognesi, collegata alla chiavica con paratoia ed al relativo canale di derivazione, il Canale di Reno, fu ricostruita nel 1367 dal Cardinal Legato Albornoz.
  • Il canale di Reno entrava in cittá alla chiesa della Grada, e lungo il suo percorso, serviva per i maceri, per alimentare impianti produttivi, molini da grano, torchi, macine e filatoi.
  • Per utilizzare la forza cinetica, nel tratto di canale delle Moline erano poste grandi ruote al livello dell’acqua. Sulle sponde dei canali erano collocate chiaviche private, delle famiglie piú facoltose di Bologna, e chiaviche pubbliche, utili per alimentare i lavatoi o per diluire le acque luride delle latrine.
  • Il Canale di Savena dalla chiusa di S.Ruffillo scendeva fino alle porte della cittá, alimentando lungo il percorso diversi molini da grano ed irrigando orti e prati.
  • Da porta Castiglione si divideva in due rami, il primo per via Castiglione ed il secondo per via Fiaccacollo (via Rialto), fino ad incontrare il T. Aposa fra via Belle Arti e via Oberdan. Il reticolo idraulico si estese anche oltre le mura, per sostenere le attivitá della seta e dei molini: a metá del sec. XVI Bologna era una delle cittá piú popolate d’Europa, e gran parte dei suoi 60.000 abitanti viveva appunto sull’industria molitoria e della seta. In caso di siccitá del Reno erano grandi i problemi per la produzione industriale e quella agro-alimentare, basate sull’energia meccanica ottenuta dalle ruote idrauliche.
    La storia del Navile inizió quando, nel 1490, Giovanni II Bentivoglio decise di realizzare un Porto per la cittá di Bologna.
  • Il progetto Brambilla prevedeva la costruzione di due sostegni – manufatti che permettevano ai natanti di risalire la corrente – , “Battiferro” e “Grassi”, ricavati su un canale parallelo al Navile detto “i Fossetti”.
  • L’inaugurazione del Navile avvenne il 10 gennaio 1494, con un corteo di barche dei Bentivoglio e della nobiltá bolognese. Nonostante la ristrutturazione, il Navile risentí dei problemi di interrimento e di scarso afflusso d’acqua che lo avevano sempre condizionato; inoltre i sostegni, costruiti con palificate di legno, erano infissi su terreno poco resistente, e quindi destinati ad un rapido degrado.
  • Nel 1515 fu ricostruito il porto di Corticella sul Navile e nel 1540 furono realizzati tre nuovi sostegni sul Navile – Corticella, Grassi, Battiferro-, e definitivamente sistemato il Porto di Bologna.
    A testimonianza dell’efficienza delle vie di navigazione venne istituito nel 1554 il “Corriere” Venezia-Bologna con viaggi due volte la settimana (Martedí e Sabato) e percorso Navile, Valli di Masi, ad est di Malalbergo, Po di Primaro, Mare.
  • Nel 1560 furono costruiti altri due sostegni, Torregiani e Landi, e nel 1594 quello della Bova.
  • Nel 1622 il Cardinal Capponi, sovrintendente generale della Bonifica, per risolvere il problema del Reno pensó di far immettere lo stesso e il Panaro, lungo il vecchio alveo di quest’ultimo, in Po alla Stellata. Nel 1678 Camillo Sacenti compiló una carta con la “geografia de territorio”.
  • Nel 1693, durante un convegno di studi a Bologna, furono proposte diverse soluzioni, tra le quali:
    • la linea “di valle in valle”, di G. B. Aleotti
    • il collegamento da Pieve di Cento a S. Giorgio di Ferrara, di Corsini
    • il collegamento diretto dal Trebbo fino alla foce del Savio, del matematico Corradi
    • collegamento da Trebbo alla Riccardina nell’Idice e da qui nel Primaro
  • Sembró imporsi la soluzione Guglielmini, che collegava il Reno dalla Botte di Cuccagna al Po di Lombardia a Bondeno, e successivamente la sua variante proposta dal Cassini, ma nessuna soluzione fu mai applicata.
  • Nel 1740 salí al soglio pontificio il bolognese Prospero Lambertini, col nome di Benedetto XIV.
  • Benedetto XIV, che conosceva bene la grave situazione della bassa bolognese, anche perché la sua famiglia possedeva delle tenute al Poggio, decise di costruire un canale per scolare le acque delle valli del Poggio e di Malalbergo nel Primaro, raccogliendo anche le acque dell’Idice.
  • L’ordine, dato al Card. Alberoni, fu eseguito dal 1745 al 1749 dal Cardinal Doria. Il canale fu detto “Cavo Benedettino”.
  • Per la realizzazione del Cavo Benedettino fu istituita una apposita Congregazione, con il compito di amministrare il fondo di 68000 scudi messo a disposizione della Camera Apostolica, fondo detenuto nel” Monte Giulio III”, istituito nel 1551, nonché di provvedere al riparto delle spese eccedenti le disponibilitá.
  • Con la Congregazione Benedettina i problemi delle acque, gestiti fino a quel momento con criteri del tutto privatistici, vennero affrontati in modo nuovo.
  • La Congregazione Benedettina estese il proprio interesse a tutte le acque della Legazione Bolognese, assumendo il nome di “Sacra Congregazione delle Acque”, con compiti operativi e di riparto delle spese di costruzione e manutenzione in materia d’acque.
  • Il potere temporale del Papa nel Bolognese si basava su alcune istituzioni politiche: il Senato, per gli affari politici, l’Assunteria della Gabella Grossa – Ente esattore delle tasse e dei dazi per conto del Senato cittadino – che esercitava il controllo attraverso l’Assunteria di Gabella. La manutenzione delle strutture principali era effettuata con il danaro versato alla Gabella Grossa.
  • Per le questioni finanziarie e fiscali,Il potere si basava sull’Assunteria dei Confini e Acque, braccio piú tecnico che si occupava della regolazione delle acque e del controllo politico sulle diverse Congregazioni.
  • L’Assunteria dei Confini e Acque fu operativa dal 1589 al 1716 data in cui il Senato Bolognese decretó la separazione degli affari d’Acqua da quelli dei Confini.
  • Le ingenti spese sostenute e l’elevato debito pubblico contratto con il Monte Sussidio d’Acque, che si sommava a quello non ancora estinto con il Monte Benedettino, spinsero il Boncompagni, Cardinale Legato a Bologna, ad attivare nel 1752 il Catasto degli immobili, con l’intendimento di tassare tutte le categorie di possidenti, nobili compresi ,fino ad allora esenti da pesi fiscali.
  • Il Cavo Benedettino fu una soluzione di breve periodo: nel 1750, la rotta del Reno interró il cavo.
  • Nel 1760, Clemente XIII nominó una nuova commissione, che rilevó altre tre possibili linee:
    • collegamento dalla rotta Panfilia al Cavo Benedettino, e da qui nel Primaro, proposta da G. Manfredi
    • collegamento dalla volta Sampieri per Minerbio, Durazzo e S. Alberto, proposta dal Bertaglia
    • la cosiddetta “linea superiore”, da Malacappa per Ca’ de Fabbri, Selva, Portonovo e S. Alberto, proposta da Fantoni e Santini.
  • Rovine e liti continuarono fino a che non si nominó una Commissione Pontificia, di cui l’abate Lecchi divenne Direttore. Il progetto Lecchi-Boncompagni prevedeva:
    • l’inalveamento del Reno dalla Panfilia al Cavo Benedettino
    • la riescavazione del Cavo Benedettino
    • la realizzazione del Drizzagno Martelli
    • l’immissione del Navile in Reno a Passo Segni
  • Nella seconda metá del XVIII secolo i lavori di regimazione delle acque condotti secondo il progetto Lecchi-Boncompagni, portarono ad un nuovo assetto idraulico della pianura bolognese.
  • L’etá napoleonica

  • Il periodo napoleonico fu molto importante, perché avvió la riorganizzazione indispensabile per la soluzione dei problemi idraulici del territorio.
  • In primo luogo, le legazioni pontificie furono soppresse e furono create le province. Bologna, insieme a Ferrara e Ravenna divennero province.
  • La Sacra Congregazione delle Acque veniva sostituita dal Magistrato delle Acque che assumeva in proprio l’onere della costruzione e manutenzione dei fiumi e torrenti arginati. La provincia di Bologna veniva suddivisa in 6 “Circondari Idraulici” e precisamente:
    • 1. Circondario- Cavamento Palata – fra il confine occidentale della provincia di Bologna ed il T.Samoggia
    • 2. Circondario- Dosolo – fra il T.Samoggia ed il F.Reno
    • 3. Circondario – Riolo e Calcarata – fra il F.Reno ed il Canale Navile
    • 4. Circondario- Canale della Botte – fra il Canale Navile, il vecchio alveo dell’Idice
    • 5. Circondario- Saiarino e area compresa fra Idice e Quaderna
    • 6. Circondario- Garda e Menata, fra il Quaderna ed il Sillaro
  • In ogni Circondario era istituito il “Consorzio” dei proprietari degli immobili che aveva il compito di manutenzione del reticolo idraulico minore e di riparto delle spese sostenute tra gli stessi proprietari. Ogni consorzio esprimeva una propria rappresentanza politica nella Delegazione.
  • L’Italia preunitaria

  • L’organizzazione territoriale stabilita nella breve epoca napoleonica diede ottimi risultati, tant’é che fu mantenuta quando lo Stato pontificio si riapproprió del territorio di Bologna.
  • Nel “Regolamento dei Lavori pubblici di Acque e Strade”, emanato nel 1817, i Circondari di scolo vennero mantenuti, mentre si cambió semplicemente nome al Magistrato delle Acque, che divenne Sacra Congregazione delle Acque, con Congregazioni minori per ogni Circondario, al posto dei consorzi.
  • La Sacra Congregazione aggiunse ai 6 Circondari “napoleonici” un settimo, dovuto alla suddivisione in due parti del Quinto Circondario a causa della deviazione dell’Idice avvenuta nel 1816.
  • Il territorio dei Circondari restó delimitato a Sud-Ovest dalla Via Emilia., concorrendo tutti i possidenti di tale area alle spese di manutenzione e di esercizio necessarie alla regimazione delle acque.
  • Il decreto giá ricordato dal Cardinale Albani nel 1825, regolamentó la gestione dei sette Circondari, allo scopo di evitare le controversie che continuamente nascevano (ogni Congregazione cercava di liberare il proprio territorio dalle acque scaricandole su quello vicino).
  • Le acque delle terre alte dilagavano verso valle, ristagnando su oltre 40.000 ettari di terre piú basse, trasformandole cosí in lande paludose. A ció si aggiunga che la situazione idraulica del territorio in sinistra dell’Idice era aggravata dal fatto che le acque torrentizie del Savena Abbandonato e del Canale Navile, sfocianti in Reno con insufficienti arginature, durante le stagioni piovose straripavano anch’esse, aumentando il disagio delle campagne sottostanti.
  • L’Italia unitaria

  • Con l’annessione delle Legazioni Pontificie al Regno d’Italia, le Congregazioni circondariali presero di nuovo il nome di Consorzi,
  • Infatti, con l’avvento dello Stato unitario la bonifica idraulica dei terreni paludosi nasce come primaria esigenza igienica ed ambientale, ancor prima che economica. La prima legge che prevede la riunione obbligatoria dei proprietari di immobili in Consorzi é il Testo unico sulla bonifica, del 22 marzo 1900.
  • Il territorio della bassa pianura bolognese in destra Reno era afflitto da due problemi: il definitivo prosciugamento delle paludi malariche e l’insufficiente scolo naturale dei terreni.
    Alla fine dell’800 infatti il Reno, divenuto pensile in piú punti, aveva reso sempre piú problematico lo scolo delle acque di pianura, consentendo nelle zone basse un’agricoltura basata prevalentemente sulle colture umide. Prima della bonifica oltre 25mila ettari erano sommersi da stagni e paludi e 17mila ettari coltivati a risaia (15mila) o a prato stabile/pascolo (2mila).
  • Nel 1885, a distanza di tre anni dalla promulgazione della legge Baccarini, le opere di bonifica della bassa pianura bolognese e ravennate furono classificate di prima categoria (D.R. 11.10.1885), con contributo dello Stato fino al 75%.
  • Successivamente, la legge 22 marzo 1900, n. 195, istituí i Consorzi speciali per la bonifica delle terre paludose, prevedendo l’affidamento delle opere in concessione ai Consorzi stessi.
  • La rivoluzione della “bonifica meccanica” giunge con la messa a punto di macchine idrauliche per il sollevamento delle acque, dotate di motori elettrici e quindi capaci di rendimenti molto superiori a quelli a vapore e a scoppio.
  • Da quel momento, la situazione delle terre altimetricamente depresse muta radicalmente: lo scolo delle acque puó essere garantito in modo permanente e, per vastissime zone della pianura bolognese, rese asciutte dall’opera di bonifica, si apre la possibilitá di colture nuove piú redditizie e nuovi insediamenti umani.
  • 1909: nasce il Consorzio della Bonifica Renana

  • Nel 1909, con D.R. 11 febbraio, n. 535, cinque dei Circondari del territorio bolognese (come giá si é detto, dal 3^ al 7^) furono riuniti sotto il Consorzio Speciale di Bonifica della Bassa Pianura Bolognese a Destra del Reno, (Bonifica giá classificata di 1° Categoria e iscritta alla Tabella III della Legge 195/1900), denominato “Consorzio della Bonifica Renana”.
  • Tuttavia la soppressione dei 5 Consorzi Idraulici arrivó molto piú tardi, nel 1929, dopo che il Ministero dei Lavori Pubblici aveva approvato lo Statuto del Nuovo Consorzio della Bonifica Renana.
  • Il Consorzio nomina direttore l’ex ingegnere capo del Genio civile di Ferrara, Pietro Pasini e lo incarica della redazione di un progetto generale di sistemazione idraulica della Bassa pianura bolognese. Il progetto viene approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel febbraio del 1914; con il determinante impegno dei proprietari degli immobili che contribuiscono finanziariamente per un quarto della spesa.
  • I lavori hanno inizio in piena Prima Guerra mondiale e, grazie all’uso di tecnologie d’avanguardia e anche al duro lavoro degli scariolanti (braccianti e prigionieri di guerra austriaci), termineranno nel 1925.
  • L’ing. Pasini prevede un comprensorio diviso in due settori: il primo a sinistra dell’Idice, le cui acque confluiscono nel Reno in localitá Beccara; il secondo a destra dell’Idice, con recapito nel torrente Sillaro in localitá Bastia.
  • Viene costruita una rete di nuovi canali, per uno sviluppo complessivo di 858 km, suddivisi in “acque alte” (scolanti a gravitá), e “acque basse” (a sollevamento meccanico). Di grande rilievo la realizzazione delle due idrovore di Saiarino e Vallesanta, dotate di 9 gruppi di pompaggio, con una portata complessiva di circa 75 metri cubi al secondo.
  • Numerosi altri manufatti – le botti sotto il Navile e il Savena e le nuove chiaviche di Reno, Lorgana e Campotto – trovano realizzazione in tempi relativamente brevi, se si tiene conto delle difficoltá dovute alla guerra in corso e ad altri eventi calamitosi, come la disastrosa piena dell’Idice che, nel 1917, allaga Molinella.
  • Il complesso delle opere é inaugurato nel 1925, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.
  • Nel 1931, con D.M. 2399 del 20 luglio, venne poi approvata la classifica dei beni immobili compresi nel perimetro definito di Bonifica di 1° categoria, rimanendo escluso da tale classificazione il territorio piú tardi denominato III^ Distretto, corrispondente a parte dell’area meridionale dei soppressi Circondari Idraulici, le cui funzioni di esercizio e manutenzione venivano trasferite al Consorzio con R.D. 16 dicembre 1929.
  • Un significativo mutamento avvenne poi alla fine del 1938, quando, a seguito della soppressione del Consorzio di Bonifica della Montagna Bolognese (R.D. 25 agosto 1938), il cui territorio era giá classificato come bacino montano ai sensi del T.U. 30 dicembre 1923, n. 3267, per gli effetti del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, vennero aggregati al territorio consortile i bacini del Sillaro, Sellustra e Medio Santerno.
  • Nello stesso anno il Consorzio assunse la denominazione di “Consorzio della Grande Bonificazione Renana”.
  • Negli anni ’30 proseguono i lavori di completamento del “progetto generale” dell’ing. Pasini. In particolare si decide l’immissione definitiva del torrente Idice in Reno: l’opera, ultimata nel ’38, consente di dare concrete prospettive di utilizzazione agricola al territorio della cassa di colmata d’Idice e Quaderna, in precedenza soggetto a ricorrenti allagamenti.
  • La bonifica integrale

  • Dopo l’approvazione del Regio Decreto 215 del 1933 sulla Bonifica integrale, che amplia i compiti istituzionali dei Consorzi di bonifica, la Renana comincia a realizzare opere di viabilitá, di difesa del suolo collinare e montano, acquedotti e reti di distribuzione irrigua. All’interno dell’organizzazione consortile viene costituito un reparto “Bacini montani” per le vallate a sud della via Emilia.
    Nel primo trentennio del secolo trovano compimento a cura del Consorzio altre grandi opere idrauliche: il canale “Diversivo Navile-Savena”, per contenere le piene del Navile, prodotte dalle acque della cittá di Bologna, la grande chiavica di scarico dell’Idice in Reno, le arginature e i manufatti della Cassa di Colmata d’Idice e Quaderna.
  • Con R.D. 2 marzo 1942 n. 619, al Comprensorio – classificato di 1° Categoria – vennero aggregati i territori tributari dei canali Acquarolo, Fossano, Fossa Marza, Riolo e Centonara, e nel 1952 quelli della Fossa Villa.
  • La seconda guerra mondiale causa gravi danni alle opere di bonifica, obiettivi di grande intesse militare.
  • Con la successiva ricostruzione, accanto alle opere di ripristino dei manufatti distrutti o danneggiati dai bombardamenti aerei e terrestri, il Consorzio elabora un nuovo Piano generale, che prevede l’esecuzione di importanti nuove opere.
  • Tra il 1945 e il ’55 si completa la sistemazione idraulica dei principali corsi d’acqua: Savena, Zena, Idice, Sillaro e Santerno e si provvede alla sistemazione delle aree di collina e montagna con grandi opere di forestazione, viabilitá e approvvigionamento idrico, nonchè al potenziamento delle idrovore, in concomitanza con l’unificazione nazionale delle frequenze elettriche.
  • Si avviano inoltre i primi interventi di distribuzione irrigua alle aziende agricole della bassa pianura. Questi interventi, finanziati in massima parte dal Ministero dell’Agricoltura, contribuiscono a consolidare il territorio di montagna e di collina e a garantire quello di pianura da alluvioni e piene, fornendo servizi a tutta la societá civile insediata sul comprensorio.
  • Con Decreto 18 marzo 1955 venne riconosciuta all’Ente la qualifica di Consorzio di Bonifica Montana ai sensi della Legge 25 luglio 1952, n. 991.
  • L’azione della Renana nel secondo dopoguerra si puó sintetizzare nel binomio “acqua e strada”, premessa di qualunque sviluppo.
  • Trovano cosí realizzazione 300 chilometri di strade che triplicano l’estensione della rete viabile precedente all’attivitá di bonifica. Merita ricordare, fra le strade piú importanti, la Trasversale mediana appenninica, le arterie di fondo Valle Zena, della Val d’Idice, della Val Sellustra e della Val di Savena (completata agli inizi degli anni ´90). Nel 1955 hanno inoltre inizio i lavori per l’approvvigionamento idropotabile del comprensorio: l’”Acquedotto Renano”, in seguito ceduto al Coser (poi Seabo, poi Hera), negli anni ’70, serve dieci Comuni di due Regioni (Emilia e Toscana).
  • Breve ma intensa anche l’attivitá di elettrificazione condotta nelle zone rurali fin dagli anni ’60, con importanti realizzazioni negli alti bacini dell’Idice e del Savena, e nei medi bacini del Sillaro, dell’Idice, dello Zena e del Savena.
  • Nel 1961 il Consorzio assunse la primitiva denominazione di “Consorzio della Bonifica Renana” e, nel 1963, con D.M. 18 dicembre 1963, n. 2787, veniva estesa la classificazione di bonifica integrale anche al territorio pedecollinare, compreso fra quello giá classificato e la Via Emilia.
  • Nel 1964 (D.M. del 12 novembre 1964, n. 13443), il Ministero dell’Agricoltura e Foreste approvó la suddivisione del territorio Consorziale in tre distretti, il 1° corrispondente all’area di pianura giá classificata di Bonifica integrale di 1° Categoria, il 2° comprendente i territori di Montagna giá classificati di Bonifica Integrale di 1° Categoria, ed infine il 3° corrispondente a gran parte dell’area meridionale degli ex Circondari di scolo (non classificati di 1° Categoria). Furono inoltre istituite due Assemblee, una in rappresentanza del 1° e del 3° Distretto (cioé dei proprietari dei beni immobili di pianura) e l’altra in rappresentanza del 2° Distretto.
  • L’evoluzione normativa verso l’attualitá

  • Con il Decreto 616/77 lo Stato delega alle Regioni le competenze in materia di bonifica e irrigazione. La Regione Emilia-Romagna con la legge regionale n.42/84, delibera il riordino istituzionale dei Consorzi, classificando di bonifica tutto il territorio regionale.
  • Il comprensorio della Renana, di conseguenza, si modifica in base al criterio di mantenimento dell’unitá idrografica. Il bacino montano del fiume Santerno viene cosí trasferito alle competenze del Consorzio della Romagna Occidentale, che cede alla Renana quello del T. Correcchio, affluente del Sillaro.
  • Dagli anni ’70, realizzandosi progressivamente l’asta del Canale Emiliano Romagnolo (C.E.R.), il Consorzio programma una serie di incisivi interventi di estensione della rete irrigua, per cui la superficie irrigabile sale da 35.440 ettari del 1970 agli attuali 65.000, di cui circa 56.000 serviti con dotazione continua.
  • Col completamento del C.E.R., nel tratto che attraversa il territorio della Renana, si é reso possibile invasare una vasta rete di canali di scolo alimentata da 35 chiaviche di derivazione a gravitá.
  • L’effetto di tale riempimento di canali contribuisce efficacemente all’alimentazione della falda freatica superficiale con impatto certamente favorevole per l’equilibrio ambientale e con beneficio per le attivitá produttive interessate.
  • Nel 1985 veniva approvata la classifica dei terreni compresi nell’ex Cassa di Colmata di Idice e Quaderna, nei Comuni di Molinella ed Argenta (ció a seguito della realizzazione delle opere di bonifica idraulica di quell’area).
  • La classifica di tale territorio diventava operativa nel 1985, in seguito all’approvazione dell’Amministrazione Provinciale di Bologna, Ente delegato dalla Regione Emilia Romagna
  • Infine, nel 1987, fu data attuazione alla Legge regionale n. 42/84, con l’istituzione del nuovo “Consorzio della Bonifica Renana” (Delibera 1665 del 12 novembre 1987) e decreto della Giunta Regionale di delimitazione del Comprensorio consortile (Delibera n. 620 del 19 ottobre 1987) per il riordino dei Consorzi di Bonifica. Con lo stesso, provvedimento veniva aggregato al territorio consortile il bacino di pianura dello scolo Correcchio e Ladello.

Ecco alcune immagini: