I Chiusini della neve

Forse non tutti sanno che…

Parafrasando una famosa frase presa a prestito da un noto settimanale di enigmistica, sveliamo che Bologna, sotto di sé, ha una fittissima rete di canali, canalette, derivazioni, scoli, chiaviche e chiavicotti; la lunghezza totale delle sue parti è stata stimata in circa 70 chilometri.

In questo enorme groviglio nascosto, per la maggior parte formato da ricezioni di acque bianche e in parte fatto da scoli di acque nere, vi sono moltissimi punti di collegamento con la superficie attraverso botole che vengono chiamate “Chiusini della neve” (il tombino invece è la parte che gli sta sotto, come dice la parola stessa).

Questi “coperchi” possono essere di ghisa (i più recenti) oppure completamente di marmo scalpellato a mano (quelli più antichi di epoca sette/ottocentesca), ma capita di vedere perfino degli “innesti” ghisa-marmo dovuti a riparazioni o modifiche.

Sino a qualche decennio fa tali connessioni con il sottosuolo (tantissime sono ancora posizionate nel centro storico e nella prima periferia) erano utilizzate intensamente in caso, appunto, di nevicate, permettendo il rapido smaltimento degli accumuli che venivano accatastati ai lati delle strade. Così facendo, a costo zero, le vie, i viottoli, i portici e le piazze si liberavano presto dell’ingombrante fardello, mantenendo pulita e percorribile ogni strada. La differenza di temperatura permetteva lo scioglimento veloce della neve che si scaricava all’interno del pozzetto e, duplice funzione, si manteneva pulito anche il fondo dello scolo. I nostri nonni (ma pure zii e parenti vari se non vogliamo retrocedere troppo nel tempo) usavano intelligentemente questo sistema (come i vecchi netturbini) evitando il passaggio dei grossi, inquinanti e rumorosi mezzi meccanici tanto di moda oggi. Ma soprattutto si evitava che gli ammassi restassero, anneriti e gocciolanti, lungo i bordi dei marciapiedi sino a primavera.

Diciamo pure che il lavoro manuale è adoperato sempre meno e il numero elevato di autovetture presenti, spesso, non aiuta a svolgere lo sgombero nel migliore dei modi, ma quello che definiamo progresso può essere definito davvero tale se non diamo uno sguardo al nostro passato?