Acquedotto Renano.
Centrale di sollevamento, deferizzazione, demanganizzazione e clorazione.
Tutto partiva da qui.
Le abbandonate strutture, sia principali sia di servizio, ormai versano in uno stato pietoso di abbandono e degrado.
Il pensiero è che si aspetti solo che crolli.
L’interesse da parte di chi se ne dovrebbe occupare è meno di 0 (zero)… l’archeologia industriale, il nostro passato idraulico, le memorie di chi lavora la terra da sempre non interessano e non fanno business anche se i molti recuperi effettuati in tante parti d’Italia (pure nella nostra Regione) e d’Europa dimostrano ampiamente il contrario.
Le 25 torri piezometriche riportate nel testo sono state nel tempo abbattute (meccanicamente o con esplosivo).
Inascoltata la preghiera di mantenerne almeno una, la più alta di tutte, quella di Cadriano, forte dei suoi 33,50 metri, posizionata in aperta campagna.
Poteva essere trasformata in punto di osservazione per il territorio circostante, luogo per esposizioni, memoria o altro ancora.
Non era bellissima, ma era imponente e massiccia; chissà che vista da lassù.
“Non era sicura“, la solita frase trita e ritrita.
Quel giorno, a Cadriano, eravamo presenti (come a tutti gli altri atterramenti) con macchine fotografiche e telecamere per testimoniare ciò che si stava perdendo.
Pure rimane tutt’ora inascoltato l’interesse di alcuni gruppi locali che vorrebbero ridare dignità all’impianto di Calderara (scrivente Associazione compresa).
Questo post, che riteniamo di sensibilizzazione e, forse, di qualche fastidio per qualcuno, speriamo possa portare all’evoluzione della statica situazione prima che si arrivi al punto di non ritorno, anche se ormai non si crede più alle belle parole dei vari Enti. Tante parole e pochi fatti.
Le fotografie pubblicate da Massimo Brunelli e Jacopo Ibello sono solo alcune delle centinaia acquisite presso la Centrale di sollevamento.
Riproponiamo, da una splendida relazione del 1957, uno dei passaggi più interessanti “… opera meritoria promossa e voluta dagli agricoltori bolognesi sin dal 1932 per assicurare l’approvvigionamento dell’acqua potabile ad un comprensorio di oltre 55.000 ettari nei comuni di Argelato, Baricella, Bentivoglio, Calderara di Reno, Castel d’Argile, Malalbergo, Minerbio, Galliera, S. Giorgio di Piano, S. Pietro in Casale, Sala Bolognese, Pieve di Cento, Castelmaggiore, Granarolo e Castenaso….. L’opera, a servizio di una popolazione di 79.000 abitanti, in massima parte rurale, e di un patrimonio zootecnico di circa 40.000 capi, consta di un importante impianto di deferrizzazione e decalcificazione a Calderara di Reno, di una rete principale adduttrice di 144 km, di 25 serbatoi di compenso aventi nel complesso una capacità di 3985 metri cubi e di reti rurali di distribuzione alle aziende agrarie di 464 km. L’opera stessa, della quale si avvantaggiano anche le popolazioni dei centri urbani del comprensorio è in gran parte ultimata….“.
























