Sotto la Conserva di Valverde

Tra i numerosi siti d’acque che seguiamo con passione e grande rispetto da tanti anni, vi è anche la conosciuta / sconosciuta Conserva di Valverde, più comunemente nominata dei “Bagni di Mario”, quasi avesse avuto, nei fasti passati, qualche attinenza all’uso termale. Sicuramente la forma ottagonale, le numerose vasche di decantazione e la forma costruttiva potrebbero ricordare tale funzione, ma invece la struttura venne realizzata esclusivamente per alimentare la fontana del Nettuno. Lungo il percorso, la “grande tubazione”, prima in cotto poi in piombo, riceveva altre acque che, giunte nel centro città, andavano a fornire il prezioso elemento alla vasca dei Cavalleggeri, al pozzo del Terribilia, alla Fontana Vecchia e soprattutto al “Giardino dei Semplici”, ovvero il primo orto botanico (privato) realizzato nella vasta area che comprende oggi la Sala Borsa. Infatti, andando a visitare gli scavi archeologici qui contenuti, si possono ancora vedere, tra i numerosi strati costruttivi composti da strade, pozzi, basi di edifici, la grande cisterna circolare (recuperata poi come caveau della Cassa di Risparmio) e l’unica superstite delle 4 vasche dell’antico giardino. Quest’ultima è riconoscibile sulla sinistra delle varie pedane metalliche, in quanto sembra galleggiare a mezz’aria, sorretta da una robusta putrella bianca. Da una delle stanze situate nei pressi, diparte il Condotto del Nettuno, che sottopassando l’omonima fontana di Piazza, si collegava con i Bagni di Mario. Tale Condotto risulta poi ostruito all’altezza di piazza dei Celestini.

Partendo invece da monte e continuando l’opera di sorveglianza del manufatto, martedì 29 aprile si è svolta, in collaborazione con il Gruppo Speleologico Bolognese (GSB-USB), una approfondita ricognizione del secondo livello inferiore della Cisterna. I condotti si presentavano ricoperti di splendide concrezioni calcaree ma letteralmente allagati e in alcuni punti l’acqua arrivava ben sopra la cintura; considerando anche le dimensioni non proprio comode dei cunicoli, l’esplorazione non è stata agevole ma svolta, come sempre, in piena sicurezza. Molti i graffiti ritrovati, che spaziano dal 1575 al 1971 e tanti i segni realizzati da chissà chi con fumo di candele datati 1881. Il cunicolo che giungeva sino alla piazza Maggiore, è invece interrotto da numerosi mattoni e da una gettata di cemento, quindi non percorribile interamente. Suggestive e interessanti le varie biforcazioni, così come la visione dal basso della sala ottagonale. L’ultima camera, quella rettangolare, contiene alcune mensole in ferro divorate dalla ruggine e avanzi di una finestra. Il punto era segnato sulle carte di Antonio Laureti come “uscita dalli condotti inferiori”. Il luogo era davvero una verde valle ma la cementificazione e il progresso hanno cancellato la fisionomia delle nostre colline.

L’Associazione Amici delle vie d’acqua e dei sotterranei di Bologna ringrazia i ragazzi del GSB-USB per l’aiuto dato e in particolare Marcello Spisni che, sfidando la temperatura gelida dell’acqua, ci ha aiutato a capire ulteriormente alcune funzioni del sistema idraulico; di seguito i loro riferimenti:

Sito GSB-USB

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